Una bibita (in inglese soft drink) è un tipo di bevanda analcolica a base di acqua
naturale o acqua gassata con carbonato di sodio (comunemente detta soda) e quasi
sempre addizionata ad aromi e sostanze dolci (zucchero oppure dolcificanti o fruttosio).
Tali bevande possono contenere anche caffeina, taurina (in particolare le cosiddette
bevande energetiche) e/o gomma arabica e vengono utilizzate a volte nella
preparazione di cocktail.
Tra le bibite rientrano la gazzosa, il chinotto, l'acqua tonica, le spume all'arancia,
al cedro o al pompelmo e le bibite a base di cola. Per il confezionamento è diffusa,
oltre alla lattina, anche l'imbottigliamento in vetro o in plastica PET.
Storia
Le prime bibite non carbonate ad essere commercializzate nel mondo occidentale
furono preparate nel XVII secolo. Erano composte da acqua e succo di limone reso
dolce con il miele. Nel 1676 una Compagnie des Limonadiers di Parigi si assicurò
il monopolio per la vendita di questo tipo di bevande ai passanti assetati, ai quali
venivano distribuite coppe riempite da piccole damigiane caricate sulle spalle dei
venditori ambulanti.
Nel XVIII secolo, la scienza contribuì notevolmente alla creazione di quelle che
sarebbero state poi le moderne acque minerali. Fu nel 1767 che l'inglese Joseph
Priestley scoprì per primo un metodo per infondere nell'acqua l'anidride carbonica,
creando così l'acqua gassata. L'esperimento di Priestley avvenne in una birreria di
Leeds: lo scienziato si rese conto che l'acqua, sebbene trattata, aveva un gusto
gradevole, e la offrì agli amici come bibita rinfrescante. Nel 1772 pubblicò un
trattato intitolato "Impregnating Water with Fixed Air", in cui descriveva la
distillazione del cosiddetto "oil of vitriol" (olio di vetriolo, ovvero acido
solforico), utile per produrre gas da anidride carbonica e favorirne la
dissoluzione in un contenitore nel quale veniva agitata dell'acqua.
Un altro inglese, John Mervin Nooth, sviluppò la scoperta di Priestley producendo
un'apparecchiatura destinata all'uso commerciale nelle farmacie. Il chimico svedese
Torbern Bergman inventò a sua volta un apparecchio per la generazione di acqua
gassata mediante gesso e acido solforico, con cui si poteva produrre un'imitazione
dell'acqua minerale in notevole quantità. Nel tardo XVIII secolo, infine, il chimico
svedese Jöns Jacob Berzelius iniziò ad aggiungere aromi (spezie, succhi di frutta e
vino) all'acqua gassata.
Caratteristiche
Questo tipo di bevande è spesso indicato con nomi differenti, mutuati da quelli in
uso sul mercato anglosassone: soft drink, pop, soda, coke, soda pop, fizzy drink,
tonic o carbonated beverage. Soft drink è il termine più diffuso e utilizzato.
Prodotti come le bevande energetiche in uso fra gli sportivi e i succhi di frutta in
genere non sono considerati soft drink, così come non lo sono le bevande calde a
base di cioccolata, tè, caffè e latte (inclusi frullati e frappé).
Solitamente servite fredde o a temperatura ambiente, le bibite sono chiamate soft
drink in contrasto con le bevande definite — sempre nel mercato anglosassone —
hard drink, ovvero le bevande alcoliche. Piccole quantità di etanolo, tuttavia,
possono essere presenti anche nei soft drink, purché il titolo alcolometrico non
superi lo 0,5% del volume totale del prodotto, nel caso in cui la bevanda debba
essere classificata come analcolica.
Le bibite più diffuse sono, oltre alle già citate cole, spume e gassose, la limonata
e l'aranciata, oltre alle bibite a base di lime, la root beer (un particolare tipo di
birra gassata diffusa in Nordamerica), la grape soda, la cream soda a base di
vanillina, il ginger ale, il punch a base di frutta da servire freddo e senza alcol
(Delaware Punch), lo squash a base di sciroppo di frutta, e lo Julmust.
Effetti sulla salute
Il consumo eccessivo di bibite zuccherate è associato a obesità, diabete mellito di
tipo 2, carie dentaria e bassi livelli nutrizionali. Studi sperimentali tendono a
sostenere un ruolo causale delle bibite analcoliche zuccherate rispetto a questi
disturbi, anche se ciò è messo in dubbio da altri ricercatori. Le bevande edulcorate
comprendono sia quelle che utilizzano lo sciroppo di mais ad alto contenuto di
fruttosio, sia quelle che usano saccarosio. Molte bibite contengono inoltre
ingredienti che sono essi stessi fonte di preoccupazione: la caffeina, se consumata
in eccesso, può favorire stati di ansia e disturbi del sonno.
Restano invece controverse le valutazioni sugli effetti per la salute dello sciroppo
di mais ad alto contenuto di fruttosio e dei dolcificanti artificiali. Il benzoato di
sodio è stato studiato come possibile causa di danni al DNA e di iperattività. Altre
sostanze hanno effetti negativi sulla salute, ma sono presenti in quantità talmente
piccole da risultare probabilmente ininfluenti ai fini di un sostanziale rischio
sanitario.
Nel 1998 il Center for Science in the Public Interest ha pubblicato un rapporto sui
possibili danni alla salute prodotti dai soft drink, intitolato "Liquid Candy: How
Soft Drinks are Harming Americans' Health". Il rapporto ha esaminato le statistiche
relative al consumo di soft drink, in particolare da parte dei più giovani, e le
conseguenze sulla salute, incluse le patologie cardiache. Ha inoltre analizzato la
commercializzazione delle bevande analcoliche e formulato varie raccomandazioni
volte a ridurre, o quantomeno contenere, il consumo di soft drink.
In ragione dei loro effetti sulla salute, la legislazione di alcuni paesi prevede
l'applicazione di una tassa sulle bibite zuccherate (spesso denominata "Soda Tax"),
volta a disincentivarne il consumo e a coprire in parte le maggiori spese per il
sistema sanitario che ne derivano.
(fonte: Wikipedia)
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